di Pietro Rosa Gastaldo
Si assiste frequentemente sui social, e talvolta anche nella stampa, alla pubblicazione d’immagini deformate e parole offensive, volgari, usate per insultare, discreditare. Il caso più clamoroso è l’immagine di Barack e Michelle Obama in veste di scimmie, postata dal Presidente USA Donald Trump. Ma è successo anche da noi, in Italia, per figure politiche e istituzionali importanti. Il fenomeno non riguarda ragazzini insolenti ma rappresentati d’istituzioni che dovrebbero avere un ben più alto profilo. Chi pubblica queste cose afferma che si tratta solo di goliardate per strappare un sorriso. È proprio così? Occorre considerare che queste sono forme di comunicazione che influenzano il corpo sociale; un corpo sociale, quello italiano, che ha quasi il 30% di analfabeti funzionali, che non hanno abilità di giudizio critico e fanno un uso di pregiudizi e stereotipi. Usare espressioni o immagini di befana, cortigiana, bastardo, buffone, mentecatto, scrofa, esprime istinti primitivi, privi di regole inibitorie. E sono diseducative, perchè rompono i confini del lecito e non lecito, di ciò che è morale o non lo è. Esprimere solo indignazione per questa deriva non è sufficiente. Occorre capire il perché. Sono forme aggressive che Nietzsche definirebbe dell’etica “immorale”, volta all'autoaffermazione e all’espressione della volontà di potenza insita nell’uomo: la completa liberazione degli istinti. Se la deriva è questa, appare evidente che occorre ripartire dall’educazione, dalle regole morali, anche nella comunicazione, che informano la convivenza civile. La morale costituisce quell’insieme di principi e doveri che definiscono costumi, usanze e consuetudini, che permettono agli uomini di distinguere il bene dal male, ciò che è giusto o sbagliato. L’etica è l’insieme dei comportamenti che applica questi principi morali, che dovrebbero regolare la convivenza. Le azioni umane, di cui la comunicazione oggi è un aspetto fondamentale, dovrebbero calarsi in questa dimensione. Sono i valori universali ereditati dal mondo antico, sedimentati nello scorrere dei secoli, del vivere senza sopraffazione, i cardini dell’essere e dell’agire umano. E l’insulto è una forma di sopraffazione. È una forma di violenza verbale che esprime una volontà di dominio e va respinta, anche se è il presidente degli USA o chiunque altro a praticarla.